I fondi pensione in Italia non hanno ancora raccolto un grande consenso, non hanno ancora avuto lo sviluppo atteso. Sono guardati con scarsa fiducia e scetticismo e le adesioni sono ben lontane dal decollare. Forse perchè, almeno fino ad ora, il sistema previdenziale pubblico ha garantito una buona copertura e perchè i fondi privati non sono a capitale garantito, pertanto non tutelano il lavoratore da eventuali default del fondo stesso o delle imprese private nelle quali ha investito il capitale raccolto.

Come sappiamo, i fondi pensione sono gli strumenti tecnici appartenenti alla previdenza di secondo pilastro, detta anche previdenza complementare, che sono stati individuati dai legislatori dei singoli paesi, per garantire ai lavoratori una pensione complementare da affiancare a quella che spetta ai sensi di legge ed erogata dagli enti pensionistici obbligatori, la così detta previdenza di primo pilastro.

Attraverso un fondo pensione il lavoratore accantona una parte guadagni realizzati durante la vita lavorativa, con lo scopo di assicurarsi una pensione integrativa di quella garantita dagli enti previdenziali obbligatori, sempre meno idonea ad assicurare un tenore di vita dignitoso ed autosufficiente.

Ogni anno l'associazione Investment & Pensions Europe (Ipe) individua e premia i migliori fondi pensione europei e l'avvenimento rappresenta un'ottima occasione, per fare il punto e valutare criticamente le divergenze tra l'opinione pubblica italiana e quella europea ed internazionale in fatto di fondi pensione.

Balza subito agli occhi un evidente divario tra Italia e resto d'Europa, non solo e non tanto per le strategie d'investimento e le performance raggiunte, notevolmente inferiori da noi, quanto proprio nella mentalità e nella filosofia di approccio agli strumenti finanziari asserviti ai fini previdenziali.

Mentre gli investitori italiani guardano con timore e scetticismo a investimenti in commodity, smart beta (selezioni di titoli a basso rischio, a contenuta volatilità, in linea con le medie dei mercati e in grado di svolgere un'azione difensiva nel lungo periodo) e mercati emergenti, a livello europeo si registrano brillanti risultati e sostanziosi ritorni economici.

Per concludere, emerge che da noi c'è uno scarso livello medio di educazione e consapevolezza finanziarie, che genera paura e diffidenza e determina ritardo e inefficienza nell'utilizzo degli strumenti finanziari ai fini pensionistici.