Quella dell'inondazione in Sardegna è solo l'ultima delle catastrofi naturali che ha colpito l'Italia negli ultimi anni. Il nostro paese è perennemente esposto a fenomeni idrogeologici come frane e inondazioni, ma le politiche di prevenzione dei danni che questi causano risultano puntualmente insufficienti, se non inesistenti.

Una soluzione che spingerebbe lo Stato e le regioni ad attuare politiche che contengano i danni potrebbe essere la stipula di assicurazioni contro le calamità naturali. Negli Stati Uniti, ma anche in altri paesi europei queste polizze sono molto diffuse e anche in Italia in questi giorni sarebbe in arrivo un disegno di legge riguardante la prevenzione assicurativaobbligatoria per i disastri naturali.

Anche l'Ocse ha spinto in più casi l'Italia a prendere in considerazione la strada delle assicurazioni sulle calamità, in funzione anche delle enormi spese in termini di perdite umane ed economiche per lo Stato. Sono quasi 800, secondo il Cnr, i Comuni italiani vittime di calamità come frane e inondazioni dal 1963 al 2012 e quasi 7.000 le vittime totali di frane e inondazioni. In termini economici, lo 0,2% del Pil annuo viene destinato secondo l'Ocse alla riparazione dei danni causati dalle stesse.

Ad occuparsi del tema e a riportare questi dati ci ha pensato Antonio Coviello, ricercatore del Cnr che con il testo 'Calamità naturali e coperture assicurative', ha sottolineato come le assicurazioni siano lo strumento perfetto per gestire tutti i rischi economici e sociali legati ad eventi naturali.

La stipula di assicurazioni di questo tipo, secondo quanto ha dichiarato Coviello a Focus, porterebbe un doppio vantaggio una doppia funzione: spingere all'adozione di politiche preventive, e dare un prezzo effettivo ai disastri naturali.