In attesa della riforma delle pensioni annunciata dal governo Letta, ecco alcuni numeri sulla previdenza italiana: sono quelli del rapporto annuale Inps relativo al 2012, presentato oggi a Montecitorio dal presidente Antonio Mastrapasqua.

L'importo medio mensile delle prestazioni previdenziali Inps è di 881 euro, quello delle pensioni ex Inpdap è di 1.725 euro e quello delle pensioni ex Enpals di 1.175 euro. Salta all'occhio la grande differenza tra gli assegni pensionistici del settore pubblico rispetto a quello privato: i primi godono di pensioni doppie rispetto agli altri.

Un dato che sicuramente farà discutere il paese, anche se l'Inps tiene a precisare che "a determinare le differenze di importo fra le varie gestioni concorrono numerosi fattori, quali una maggiore discontinuità lavorativa nel privato rispetto al pubblico, un maggior numero di pensioni di vecchiaia calcolate su minimi contributivi, una maggiore presenza di donne pensionate e un elevato numero di pensioni indirette liquidate nella gestione privata".

Nel 2012 la spesa per le sole pensioni Inps è stata di 198 miliardi di euro (+1,8% rispetto al 2011, quando era stata di 194,5 miliardi). Ma ciò che si evidenzia maggiormente è il buco di quasi 9 miliardi di euro, dovuto esclusivamente alla gestione dei dipendenti pubblici ex Inpdap.

Il 2012, ricordiamo infatti, è stato il primo anno di esercizio del "nuovo" Inps, derivante dalla fusione di Inpdap ed Enpals. Il rosso di quasi 9 miliardi, sottolinea Mastrapasqua, è "un disavanzo in tutto imputabile alla gestione dei lavoratori pubblici". Che, tiene a sottolineare il presidente, non preoccupa la stabilità finanziaria del sistema: "Il sistema - ribadisce - è in piena sicurezza".

Mastrapasqua ha inoltre sottolineato l'impegno dell'Inps nella riduzione della spesa: l'anno scorso è stato tagliato il 50% della spesa corrente di gestione, pari nel 2011 a 1,1 miliardi di euro: "C'è una Pubblica Amministrazione che ha già ridotto e di molto la sua spesa. E se l'ha fatto l'Inps dovrebbe farlo ogni altra Pa, centrale e locale". Un taglio severo: "In alcuni casi si chiede al cittadino-utente di accettare una lesione del suo diritto alla qualità delle prestazioni".