"Nel silenzio dei media, passano i Governi ma gli esodati restano": è dura la critica delle varie associazioni di esodati contro il sistema paese, colpevole di aver dimenticato, o meglio consapevolmente trascurato, il loro dramma.

Nel quadro di una generale riforma delle pensioni, attesa ormai non prima del mese di settembre, la questione più urgente è senza dubbio proprio quella degli esodati, cioè di tutti quei lavoratori che, prossimi alla pensione, avevano stipulato negli anni scorsi un accordo con il proprio datore di lavoro per mettersi in mobilità, ma che a causa della riforma Fornero si ritrovano attualmente senza una fonte di reddito.

Mentre il prelievo di solidarietà sulle pensioni superiori ai 90 mila euro è stato riconosciuto incostituzionale dalla Consulta, lamenta in un comunicato ufficiale la Rete dei Comitati (composta da Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, Donne Esodate Mobilitate Licenziate - ESMOL,"Quindicenni", Esonerati, Fondi di Settore e Licenziati), "nessuna istituzione ha considerato di dover sottoporre all'esame della Consulta l'intera assurda riforma previdenziale Fornero-Monti".

Anzi, i Governi che si sono succeduti non hanno dato risposta alla richiesta, avanzata dalla Rete, di un confronto diretto sulla questione. Non l'ha fatto il governo Monti, continua a non farlo il governo Letta, nonostante il premier in persona abbia posto il tema tra gli impegni prioritari del suo esecutivo.

Enrico Letta per ottenere la fiducia in Parlamento aveva infatti testualmente affermato: "con i lavoratori esodati la comunità ha rotto un patto, e la soluzione strutturale di questo problema è un impegno prioritario di questo governo".

"Ebbene - affermano i comitati degli esodati - se si rompe un patto non esiste altra soluzione che tornare a rispettarlo, chiedendo anche scusa. Non può esistere un problema di soldi, in particolare se si considerano gli 80 miliardi di risparmi sulla previdenza che la riforma Fornero garantisce nel periodo 2012 -2021 (dati del Servizio Attuariale dell'Inps)".

Chiara la richiesta: " per gli esodati deve essere ripristinato da subito il patto che lo Stato ha rotto, permettendo loro di andare in pensione con le norme previgenti".

Oltre a non fornire risposte sul tema, accusano gli esodati, il governo preannuncia ipotesi di riforma inadeguate a risolvere il problema e a rendere sostenibile l'intero sistema previdenziale: "Il Ministro Giovannini - si legge - preannuncia pubblicamente modifiche alla riforma delle pensioni prevedendo una flessibilità penalizzante per chi va in pensione a partire dai 62 anni. Si prospetta un altro furto ai lavoratori, poiché non si comprende il motivo di una ulteriore penalizzazione laddove oramai le pensioni future sono erogate con il sistema contributivo".

La Rete dei Comitati ritiene perciò "una simile proposta un tentativo che serve solo a continuare a coprire, a spese dei soliti lavoratori dipendenti, i buchi generati dallo Stato stesso".