L'Inps nel corso del 2012 ha dovuto assorbire l'Inpdap, l'ente per la previdenza dei dipendenti pubblici: ebbene, dopo solo un anno tutto ciò ha portato i suoi conti in negativo di ben nove miliardi di euro proprio perché l'ente assorbito versava in un dissesto finanziario di notevole portata.

Giusto in questi giorni sono stati diffusi i dati sulle finanze dell'Inps dopo l'incorporazione dell'Inpdap (e dell'Enpals) ed i numeri parlano chiaro: le entrate sono state pari a 376.896 milioni di euro mentre le uscite a 385.892 milioni di euro, il totale delle pensioni erogate agli oltre 15 milioni di pensionati e invalidi è di 261,3 miliardi di euro, per un aumento di oltre il 34% rispetto al 2011.

Ma ad emergere con forza, oltre all'incremento delle uscite nei conti dell'Inps, è la differenza abissale tra le pensioni erogate agli ex lavoratori privati rispetto agli ex dipendenti pubblici, visto che per i primi la media della prestazione previdenziale si ferma a 881 euro al mese, mentre per i secondi si arriva a esattamente il doppio, cioè a 1725 euro per chi prima era in gestione all'Inpdap; chi invece era in gestione all'Enpals ora prende una media di 1175 euro di pensione al mese. La media globale per tutti gli assistiti Inps è comunque di 1486 euro per gli uomini e di 876 euro per le donne.

Queste le parole di Antonio Mastrapasqua, presidente dell'Inps, che se da una parte rassicura sui conti dell'Inps (effettivamente erano buoni fino al 2011), dall'altra incolpa per il peggioramento avvenuto proprio la gestione delle pensioni degli ex dipendenti pubblici: "Il sistema è in piena sicurezza. È un disavanzo tutto imputabile alla gestione dei lavoratori pubblici. Un disavanzo contabile che non mette a rischio la stabilità finanziaria del sistema".