La spesa pubblica per le pensioni aumenta, ma l'importo medio per il cittadino diminuisce: è critica la situazione fotografata dai dati della rilevazione annuale sui trattamenti pensionistici condotta dall'Istat e dall'Inps. Mentre il governo Letta studia una riforma del sistema, in Italia c'è chi è costretto a vivere con un assegno mensile da meno di 500 euro (il 13,3% della popolazione, secondo lo studio). E sono sempre di più coloro che si rivolgono alla previdenza complementare e ai prodotti offerti dalle compagnie di assicurazione.

Ecco alcune cifre: nell'anno di riferimento 2011, per le pensioni sono stati spesi 265.963 milioni di euro, il 16,8% del Pil italiano. Questo significa che la spesa è aumentata del 2,9%, e la quota sul Pil è cresciuta dello 0,2% rispetto al 2010.

Nel contempo, però, solo il 23.1% degli italiani percepisce una pensione tra 1.000 e 1.500 euro mensili, mentre il 44,1% delle pensioni non arriva a 1.000 euro e il 13.3% (pari a 2,2 milioni di persone), come già riferito, è di importo mensile inferiore a 500 euro. Riguardo ai diversi tipi di assegni, il gruppo più numeroso è composto da titolari di pensioni di vecchiaia (11,6 milioni di italiani); seguono i beneficiari di rendite da superstiti (4,5 milioni) e di invalidità civile (2,6 milioni).

Tante le possibili modifiche al sistema in discussione nel paese nell'ultimo periodo. Il governo di Enrico Letta pensa ad una modifica nella direzione di una maggiore flessibilità (con la possibilità di decidere quando andare in pensione in cambio di incentivi o penalizzazioni), e nel frattempo l'Europa indica la strada del sistema multipilastro: un regime diversificato e integrato tra pubblico e privato. "Contro le basse pensioni, l'unica salvezza può essere costituita dalla previdenza complementare" afferma Assoprevidenza.