Siamo ad una svolta storica: l'INPS sta collassando su sé stessa e sempre più persone si affidano ad assicurazioni di tipo previdenziale. Dal punto di vista politico non si è fatto del bene alla causa e la Fornero può continuare a piangere per gli errori commessi, ma non criticare pesantemente la sentenza della Consulta che ha abolito il balzello, dal 5 al 15%, sulle pensioni superiori ai 90 mila euro lordi.

Secondo la Fornero il prelievo rispondeva a ragioni di equità perché tali pensioni sono sganciate dai contributi versati. La cancellazione del prelievo rischierebbe di minare l'impalcatura della sua riforma, connotata da una necessaria equità tra pensionati e tra le generazioni.

Le critiche sono formalmente sbagliate

La Corte Costituzionale deve garantire il rispetto dei principi costituzionali da parte del Legislatore, in questa sua funzione deve essere sopra ogni dialettica politica. Non deve essere sottoposta ad attacchi di parte. Per questo motivo i critici farebbero bene a inchinarsi dinanzi alla decisione della Consulta e battersi il petto per gli errori commessi in una produzione legislativa caotica e priva di un disegno complessivo.

Si sbaglia a criticare la sentenza della Corte per i risultati che produce, senza esaminare e valutare l'iter logico seguito dai giudici e fare tesoro degli errori commessi.

Le critiche sono errate nel merito

Le critiche sono errate anche nel merito e prive di pregio giuridico. In particolare sono inconsistenti e parziali i giudizi sulle pensioni retributive, che forzatamente si fanno diventare il cuore del problema. Se è vero, infatti, che le pensioni retributive sono sganciate dai contributi versati, si deve anche evidenziare che il sistema retributivo dell'INPS:

  • è un sistema solidaristico che garantisce a tutti un minimo vitale;
  • è teso ad assicurare un immutato tenore di vita nel passaggio dall'attività lavorativa al pensionamento;
  • è vantaggioso per tutti e non solo per i più ricchi;
  • non tiene conto delle ultime retribuzioni, infatti, il legislatore dal 92 ha ampliato gli anni da prendere a riferimento per il calcolo.

Sistema di calcolo retributivo

Per consentire a tutti di farsi un'opinione personale sul calcolo delle pensioni, riassumo per sommi capi il sistema di calcolo retributivo.

Innanzitutto occorre conoscere il numero dei contributi settimanali e le retribuzioni percepite negli ultimi anni, attualizzate moltiplicando l'importo di ciascun anno per coefficienti di rivalutazione forniti dall'ISTAT.

Dalla riforma Amato del 92, le pensioni retributive sono composte di due quote:

  • la prima ("quota A"), calcolata sulla base dei contributi accreditati fino al 31 dicembre 1992;
  • la seconda ("quota B") è determinata con i contributi successivi al 1992.

Per quantificare la retribuzione pensionabile della quota "A" si considera la media degli stipendi degli ultimi 5 anni, per la retribuzione della quota " B" si considera la media degli stipendi degli ultimi 10 anni.

La formula per il calcolo è la seguente: anzianità contributiva x retribuzione media settimanale x 0,0015384 (coefficiente).

Il coefficiente è fisso fino a una retribuzione annuale di circa 43 mila euro, per fasce superiori è progressivamente ridotto. Le pensioni alte subiscono un'ulteriore limitazione nella rivalutazione monetaria annuale, che negli ultimi anni è stata addirittura bloccata.

Nonostante queste limitazioni, il legislatore con le norme cassate ha ritenuto di effettuare altri prelievi in modo del tutto irrazionale, infatti sulle retribuzioni superiori a 300 mila euro è previsto un prelievo del 3%, mentre per le pensioni il prelievo arrivava fino al 15%. Una cosa semplicemente assurda.