La Mediazione obbligatoria esce incerottata dalle mani del Governo. È quasi irriconoscibile rispetto a quella dichiarata incostituzionale per eccesso rispetto alla delega contenuta nell'art. 60 della legge 18 marzo 2009 n. 69: è ridimensionata nelle materie, l'incontro preliminare informativo è condizione di procedibilità, è in concreto necessaria l'assistenza di un avvocato.

Tutti ritocchi perorati dalle forze in campo, in ossequio ad un astratto formalismo giuridico, più che a problemi di costituzionalità sostanziale. Le novità sostanziali possono riassumersi nei seguenti punti:

1) esclusione delle controversie inerenti alla responsabilità per danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, unitamente ad altri procedimenti urgenti o sommari, del procedimento di consulenza preventiva a fini conciliativi. Il Ministero della Giustizia, nella sua relazione al Consiglio dei Ministri, ha motivato l'esclusione come segue:

  • i dati statistici registrano il 96,2% di aderente non comparso. Ne discenderebbe che, per le dinamiche innescate dalla decisiva presenza dell'ente assicurativo, la funzionalità settoriale della mediazione è particolarmente bassa;
  • il codice delle assicurazioni già incoraggia la composizione stragiudiziale delle vertenze;
  • si tratta di fatti rispetto ai quali non può svolgersi la funzione di ricostruzione del rapporto tra le parti.

2) introduzione della mediazione prescritta dal giudice (delegata), fuori dei casi di obbligatorietà ma sempre nell'ambito dei diritti disponibili, che bilancia il restringimento di cui al punto uno. Questo strumento per decollare ha bisogno del positivo coinvolgimento dei Giudici;

3) gratuità della mediazione, anche nel caso di cui al punto che precede, per i soggetti che, nella corrispondente controversia giudiziaria, avrebbero avuto diritto al gratuito patrocinio;

4) introduzione di un incontro preliminare in cui le parti verifichino con il Mediatore se sussistano effettivi spazi per procedere utilmente alla mediazione. Ciò significa che solo lo svolgimento dell'incontro preliminare informativo è condizione di procedibilità e che la mediazione da obbligatoria diventa volontaria, si svolge con il consenso delle parti senza alcuna ricaduta negativa sul successivo giudizio.

5) abbattimento dei costi della mediazione il cui iter si ferma all'incontro preliminare:

6) riduzione limite temporale della durata della mediazione in 3 mesi, in luogo di 4, decorsi i quali il processo può sempre essere iniziato o proseguito. E questa riduzione sembra ambiziosa e controproducente, perché in molti casi il conflitto si "scioglie" con il tempo, le parti hanno bisogno di riflettere prima di scegliere la strada dell'accordo e i suoi contenuti.

7) l'accordo per divenire titolo esecutivo e per l'iscrizione d'ipoteca giudiziale, deve essere non solo omologato dal giudice ma anche sottoscritto dagli avvocati che assistano le parti. In modo poco chiaro, diventa necessaria la presenza dell'avvocato, anche se permane non obbligatoria. E se la parte che interviene in mediazione non si fa assistere da un avvocato cosa succede? È anche assurdo che, in alcune materie tecniche, oltre ad un perito si deve pagare anche l'avvocato, con una lievitazione dei costi che si volevano abbattere. Questa è la parte più problematica del decreto.

8) riconoscimento di diritto della qualità di Mediatore agli avvocati che esercitano la professione. E questo mi sembra un giusto riconoscimento.