Il tema pensioni è sempre più discusso nel paese. Mentre il governo Letta studia una nuova riforma del sistema previdenziale italiano, appare chiaro come l'invecchiamento progressivo della popolazione, la difficile congiuntura economica e la crisi del mercato del lavoro mettano a repentaglio il futuro sereno di moltissimi italiani.

Di fronte a questa situazione, sono sempre di più i cittadini che decidono di rivolgersi alla previdenza complementare: decidono cioè di investire volontariamente una fetta dei propri risparmi in fondi pensione o altri prodotti offerti dalle compagnie di assicurazione. Dove lo Stato non arriva, in sostanza, il cittadino si rivolge ad enti e società private per garantirsi una rendita pensionistica aggiuntiva nel momento in cui lascerà il lavoro.

Questa tendenza si sta lentamente diffondendo nel paese, ma oggi c'è chi va oltre, arrivando a parlare di "welfare integrato". E' il caso di Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, che ha recentemente proposto che si introduca "un unico soggetto giuridico per previdenza e assistenza complementari".

Non solo pensione, ma anche assistenza sanitaria complementare, quindi. "Nell'ottica di realizzare un solido sistema di welfare in grado di rispondere alle crescenti esigenze di un Paese che invecchia - ha spiegato Corbello nell'ambito della terza edizione della Giornata Nazionale della Previdenza di Milano - sembra ragionevole abbattere gli steccati, e convergere in un unico soggetto giuridico le prestazioni pensionistiche complementari, quelle integrative sanitarie e le coperture dei rischi legati alla non-autosufficienza attraverso la diffusione di soluzioni di Long Term Care".

E' naturale pensare in prospettiva a un'ulteriore contrazione di risorse pubbliche per le prestazioni sociali, a fronte della crescente domanda di assistenza da parte di una popolazione in costante invecchiamento. Basti pensare che secondo stime Censis, la quota di persone con disabilità sul totale della popolazione, oggi pari al 6,7% (4,1 milioni di persone), arriverà nel 2020 al 7,9% (4,8 milioni) e nel 2040 al 10,7% (6,7 milioni).

Secondo Assoprevidenza è giunto il momento di avviare una riflessione sul futuro assetto del welfare italiano, dove la previdenza complementare deve assumere un ruolo determinante. Oggi, pur essendo in crescita, essa coinvolge solamente 5,5 milioni di lavoratori su un bacino potenziale di circa 23 milioni di persone.

Al momento attuale, in particolare, i fondi pensione non possono operare nel settore della sanità e dell'assistenza perché la normativa del 1993 ha circoscritto alla sola previdenza la loro attività. "Tuttavia - aggiunge Corbello - poter disporre di fondi pensione complementari in grado di offrire, con tutte le dovute distinzioni del caso, coperture di assistenza e sanità integrativa garantirebbe un notevole risparmio e considerevoli economie di scala innegabili".