La crisi economica, sommata all'inevitabile progressivo invecchiamento della popolazione, mette a repentaglio la tenuta del sistema previdenziale. E questo, ovviamente, non vale solo per l'Italia: il capitolo pensioni è in cima alle priorità anche del'Unione Europea.

Mentre il governo Letta, in patria, sta studiando una nuova riforma nella direzione di una maggiore flessibilità, Strasburgo detta le linee guida per il settore: l'indicazione è di diversificare i regimi pensionistici, tra sistema pubblico, pensioni complementari derivanti da accordi collettivi e soluzioni di risparmio privato, offerte da enti e compagnie di assicurazione.

In una risoluzione appena approvata, gli eurodeputati invitano gli stati membri a introdurre o mantenere sistemi pensionistici diversificati ed integrati.

In risposta al Libro bianco della Commissione del febbraio 2012, i deputati sostengono l'idea di un "sistema multipilastro": una struttura costituita da una combinazione di pensioni pubbliche nel primo pilastro, da pensioni complementari derivanti da accordi collettivi a livello nazionale o risultanti dalla legislazione nazionale nel secondo, e dal risparmio privato nel terzo pilastro.

Questo, sottolineano, fermo restando la priorità alla salvaguardia delle pensioni pubbliche, che "assicurano un livello di vita dignitoso per tutti". Nella risoluzione, i deputati deplorano in particolare "i forti tagli operati nei paesi più colpiti dalla crisi economica, a causa dei quali molti pensionati si trovano ora in una situazione di povertà o sono a rischio di povertà".

Infine, l'indicazione a creare contemporaneamente più occupazione: "per finanziare pensioni adeguate, sicure e sostenibili - afferma la risoluzione del Parlamento - è necessario aumentare il tasso di occupazione, ad esempio eliminando gradualmente i regimi di prepensionamento o consentendo alle persone di lavorare oltre l'età legale di pensionamento, se lo desiderano".