Un aiuto sugli stipendi, un taglio al cuneo fiscale al fine di far rifiatare la busta paga dell'italiano medio. Il Governo Letta, oltre che impegnarsi sulla questione esodati e su tutte le altre principali questioni sociali italiane, vuole concentrarsi anche sul problema dell'aumento dei salari, sempre meno adeguati al costo della vita in continuo aumento. Ecco quindi che il premier del PD vuole redigere un piano dettagliato per venire incontro alle esigenze degli italiani.

L'azione principale verterà sul taglio al cuneo fiscale, ossia sulla differenza fra lo stipendio lordo dato dalle imprese e quello netto percepito dai lavoratori. La forbice è elevata e dannosa per il contribuente e, quindi, il Governo Letta vuole ridurla per far si che i lavoratori possano arrivare a guadagnare di più. Un'altro punto importante è quello che riguarda i salari minimi. In Italia, a differenza del resto d'Europa, questo fattore viene regolato dai contratti collettivi di lavoro che spesso però non riescono a soddisfare le esigenze di tutti e risultano a volte inadeguati.

L'impegno del Governo Letta deve quindi concentrarsi sul salario minimo e, secondo uno studio condotto da LaVoce.info anche su altri tre fattori che comportano un'inevitabile discesa degli stipendi. Il primo riguarda il lavoro in nero, una piaga sociale apparentemente comoda nel breve termine ma nel complesso molto dannosa. Inoltre ci sono anche contratti anomali e precari che non sono coperti dagli accordi collettivi di lavoro e, infine, molte aziende pagano un salario minimo inferiore al normale. Questi tre punti non sono facili da affrontare e l'impegno del Governo dovrà essere assiduo e imponente.