Il giorno della pensione, agognato da molti, non sembra mai arrivare e con la crisi e le politiche di austerity del Governo, conviene integrarla, investendo, per tempo, in fondi pensione. Attualmente per andare in pensione bisogna avere, in termini di età, 66 anni e 3 mesi per gli uomini e 62 anni e 3 mesi per le donne. Nei prossimi anni, in previsione circa entro i prossimi sette, i limiti sono destinati ad aumentare fino a raggiungere per tutti i 66 anni e 11 mesi.

A livello contributivo si può andare anche prima, ma bisogna aver versato contributi di almeno 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne. Ovviamente si può decidere di andare in pensione prima di questi termini, ma con una riduzione del 1% annuo, per i primi due, e del 2% ogni anno a partire dal terzo.

In Italia, stando ai dati del Censis, vi è ancora molta diffidenza nei confronti delle pensioni integrative da parte dei dipendenti sia pubblici che privati e soprattutto dei lavoratori autonomi. Molti lavoratori denunciano la scarsa informazione sui prodotti pensionistici individuali e soprattutto l'impossibilità di risparmiare per investire in fondi, azioni, obbligazioni. Ciò anche perchè la legge prevede vantaggi fiscali solo per i fondi pensione e i Ppi (piani pensionistici individuali).

Per i lavoratori dipendenti la scelta è obbligata in quanto il fondo di categoria, o, in alcuni casi il fondo aperto a carico del datore di lavoro. Per i lavoratori autonomi si apre tutto un altro scenario con la possibilità di scelta di investimento. Tendenzialmente i Ppi sono più cari. Importante, se non fondamentale, bisogna calcolare bene questi fattori per avere un'integrazione pensionistica degna di tal nome: l'inflazione, tasso di crescita del Pil ed ovviamente gli anni di contribuzione.