Le assicurazioni pagano immancabilmente una grande fetta dei danni provocati dai cambiamenti che si stanno verificando nel clima. Si tratta di disastri di entità rilevante che si producono ovunque nel mondo.

Il riscaldamento globale ha già cominciato a far sentire i suoi effetti con il verificarsi di un maggior numero di fenomeni atmosferici estremi che hanno impatto dappertutto nel mondo. E' diventato sempre più difficile ignorare i rischi derivanti dal riscaldamento del pianeta, dalle alluvioni in Australia e nell'America del Sud, alle catastrofi generate da tempeste quali l'uragano Sandy di forza 3 con venti di 170 km/h, che fra il 22 e il 29 ottobre 2012 ha colpito prima Cuba e le Antille, abbattendosi poi sulla costa degli Stati Uniti, con un bilancio finale di 280 morti e danni per 71 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. A livello mondiale Sandy è stato secondo solo a Katrina.

Nel 2012 gli assicuratori USA hanno pagato 58 miliardi di dollari per danni causati da eventi atmosferici, il secondo esborso di sempre, dopo la perdita record del 2005, entrambi nel giro degli ultimi dieci anni.

Ciò nonostante, secondo un recente studio pubblicato da Ceres, la maggior parte delle compagnie assicurative non è preparata a gestire cambiamenti climatici che in ultima analisi potrebbero costare loro biliardi di euro.

Molte compagnie stanno brancolando nel buio, formulando valutazioni di rischio senza capire di cosa stanno parlando, e alcuni assicuratori mettono ancora in dubbio la realtà del cambiamento di clima.

Non tutti però sono così restii ad affrontare il problema. Giganti della riassicurazione come MunichRe e SwissRe sono stati molto attivi nel proporre cambiamenti nelle polizze per limitare i danni creati dal cambiamento climatico, e alcune compagnie hanno cominciato a cedere in factoring il rischio climatico come parte della loro procedura di sottoscrizione.

Sfortunatamente, buona parte di quegli assicuratori che sono consci del cambio di clima a livello globale, sta reagendo con l'abbandono delle aree più sensibili ai mutamenti climatici, ad esempio la Florida.

Anche se l'industria delle assicurazioni non è a rischio di fallimento, in un'ottica di lungo termine gli assicuratori potrebbero trovarsi senza liquidità e i titolari di proprietà immobiliari nell'impossibilità di assicurarsi se si trovano a vivere in una zona ad alto rischio.

Nella comunità scientifica non vi sono dubbi che il riscaldamento globale è reale e che è causato dall'uomo. Uno studio recente indica che la temperatura media del globo è oggi più calda che in qualsiasi altra epoca negli ultimi 11.000 anni - il periodo che racchiude la nascita della civilizzazione, dalla rivoluzione agricola all'era moderna.

Non c'è alcun dubbio che il pianeta continuerà a scaldarsi per qualche tempo ancora. Anche se il mondo dovesse diventare domani stesso non più dipendente dal carbonio, quello che già è presente nel sistema fa sì che il mondo si riscalderà di altri 2 °C nel corso del prossimo secolo; e mentre le emissioni carboniose stanno ancora crescendo, sembra probabile che l'incremento di temperatura sarà di molto peggiore.

Vale a dire, non sono solo gli assicuratori ad essere impreparati, ma l'opinione pubblica in generale. E con i cambiamenti climatici che stanno mutando il pianeta nel quale la nostra civiltà si è sviluppata, essere assicurati o no sarà l'ultimo dei problemi che i nostri discendenti si troveranno ad affrontare.