Una signora possiede un'auto da vent'anni e non ha i mezzi economici per poterla sostituire. Le occorre per andare al lavoro e naturalmente per le necessità della famiglia. Essendo un'auto così "stagionata" e non disponendo la signora neanche di un garage per poterla "conservare" meglio, spesso l'autoveicolo ha bisogno di riparazioni piuttosto costose, poiché si rompe un pezzo dopo l'altro. Ma il principio è sempre quello: non si può cambiare l'auto, niente soldi. Ma i soldi per ripararla occorre trovarli.

Ovviamente il suddetto mezzo dev'essere coperto da assicurazione, così, da quando è stata acquistata, ha sempre avuto la stessa compagnia assicurativa, molto nota a livello nazionale. Quando l'auto (tanto tempo fa) era appena uscita dalla concessionaria, era coperta anche da polizza "incendio e furto", su suggerimento della compagnia perché, essendo di piccola cilindrata e italiana, era esposta a maggiore rischio di furto e il premio da pagare era piuttosto alto.

Dopo un certo numero di anni, svalutata l'auto, la copertura "incendio e furto" è stata abolita, non conveniva più, ma la cosa strana era che il premio rimaneva sempre piuttosto alto. E arriviamo al ventesimo "compleanno"della povera vetturetta. La signora si reca a gennaio (scadevano i sei mesi di copertura, ma non l'anno del contratto) per pagare il premio, ma si ritrova un aumento di oltre 40 euro del quale non era stata avvisata con comunicazione scritta, che era sì arrivata, ma solo per ricordare la scadenza della polizza, senza indicare la cifra da versare.

La signora, innervosita, chiede spiegazioni, ma si sente vagamente rispondere che "ci sono stati degli aumenti per tutte le assicurazioni". Alla signora viene in mente che di lì a pochi mesi l'auto avrebbe compiuto vent'anni e allora sarebbe potuta diventare "d'epoca" e quindi lei avrebbe pagato molto meno sia per quanto riguarda il bollo, sia l'assicurazione. Ma il suo "entusiasmo" viene subito smorzato dall'impiegata che le dice che quella compagnia non assicura auto d'epoca, a meno che non abbiano trent'anni! Insomma, occorrerebbe un'auto indistruttibile, e poi dovrebbero essere piuttosto "resistenti" anche i proprietari! Ad ogni modo, la signora paga (in contanti perché non c'è il servizio bancomat o carta di credito) e se ne va contrariata.

Sei mesi dopo, arriva la cartolina di avviso di scadenza annuale del contratto assicurativo, sempre senza l'indicazione della somma da pagare. Alla signora sorge un ragionevole dubbio e, prima di recarsi in agenzia, telefona per informarsi al riguardo. L'impiegata, imbarazzata e incerta, dapprima esita, dice che ancora non sa, deve guardare se la polizza è arrivata…poi ammette che c'è un altro aumento, stavolta di 50 euro (all'incirca, magari era pure di più). La signora rimane allibita al telefono, praticamente il suo premio nel giro di un anno era aumentato di 90 euro! Da non crederci. Spiegazioni? Le stesse della volta precedente.

A questo punto, la signora, esasperata, si fa un giro di tutte le assicurazioni della città. Preventivi esosi da tutte, addirittura si è sentita dire che "più l'auto è vecchia, più si paga" e che "auto d'epoca? Scherza? Nessuno le assicura più. Non conviene!" Insomma, la povera, vecchia auto non vale neanche un terzo di quanto si deve pagare d'asscurazione.

Alla signora non resta che cercare on line una proposta accettabile, ma anche lì non c'è la possibilità di pagare il premio semestralmente e niente auto d'epoca. Risultato: ha dovuto comunque stipulare l'assicurazione on line (ormai era in scadenza) perché avrebbe risparmiato rispetto alle altre proposte ricevute, però rinunciando a farsi rilasciare l'attestazione di "auto d'epoca" che, al momento, avrebbe comportato altre spese. Inoltre avrebbe dovuto cercare disperatamente una compagnia assicurativa che l'accettasse.

Qualche considerazione: se una persona è povera, viene penalizzata in ogni aspetto della vita. Se possiedi una "vecchia carretta" che però cammina ancora (per fortuna, perché ti serve come il pane), devi comunque spendere un patrimonio per mantenerla. A ciò si aggiungono le nuove normative che mirano a proteggere gli introiti delle varie compagnie, sempre a danno dei clienti. Ma non di quelli che possiedono i SUV o macchinoni di incalcolabili cilindrate, quelli possono pagare, bensì di quelli che tirano a campare dovendo racimolare i soldi per pagare il premio, magari togliendoli alla spesa quotidiana.

Del resto, i soldi dell'assicurazione auto rientrano nelle spese di sopravvivenza, in quanto l'unica, vecchia auto di famiglia è purtroppo necessaria al giorno d'oggi, per tante ragioni. E i soldi dell'esoso premio, che aumenta quando e come vogliono le compagnie, senza alcun controllo e regola comune a tutte, si aggiungono a quelli delle bollette, del mutuo, della spesa e degli imprevisti.

E chi campa con un misero stipendio si ritrova ad indebitarsi per far fronte a tutto sempre che le banche ti concedano prestiti: anche quelli sono solo per i ricchi, con le garanzie che rihiedono. E' un circolo vizioso. Del resto, se non ci aiuta lo Stato, vogliamo che lo facciano le compagnie assicurative.