Secondo i dati Isvap nel 2011 la raccolta dei premi assicurativi è scesa del 12,5%, raggiungendo un valore di 110 miliardi di euro. Sono queste le conseguenze della crisi che ha colpito il mondo delle assicurazioni, spingendo gli operatori a rinnovarsi. Riassetto e innovazione: queste le parole d'ordine nel piano d'azione delle compagnie assicurative. Sono due, infatti, le soluzioni per uscire dalla crisi. Da un lato si punta alla riorganizzazione delle reti di agenzia, con lo scopo di rendere più efficiente il sistema e ridurre i costi, mentre dall'altro si moltiplicano gli investimenti in infrastrutture It e nei sistemi informatici per rendere più competitive le compagnie.

Molte agenzie assicurative dispongono già di un canale di ecommerce e stanno cercando di incrementare le vendite tramite Internet e call center. Nonostante le diffidenze da parte dei potenziali clienti, la raccolta premi sembra crescere soltanto attraverso questi nuovi canali. Nel 2011, infatti, la raccolta premi via Interenet e call center è stata l'unica a registrare una crescita dell'1%, arrivando a valere oggi il 7% dell'intera raccolta. In particolare il maggiore business per gli operatori si concentra soprattutto sull'assicurazione auto. Più scarso invece il peso nel ramo vita, dominato dagli istituti bancari che coprono il 54% della raccolta e dai promotori finanziari con il 18,4%. Anche in questo settore cresce la vendita telefonica e via Internet arrivando a coprire il 9,5% della raccolta complessiva.

Tuttavia il riassetto delle compagnie assicurative non è affatto indolore. La riorganizzazione della rete distributiva ha determinato la chiusura di molte agenzie e la conseguente riduzione del personale. "In tre anni - spiega Salvatore Efficie, coordinatore nazionale della Fisac Cgil - sono stati persi 3 mila posti di lavoro e i contratti dei dipendenti di agenzia non vengono rinnovati da 4". Il ruolo dell'agente sta perdendo sempre più potere e le compagnie preferiscono tagliare i costi riducendo innanzitutto il personale. Tuttavia in un momento di crisi e in un Paese con una scarsa abitudine ad assicurarsi forse la figura dell'agente è la più idonea a convincere gli italiani a proteggere di più se stessi e i propri beni.