Polizze assicurative dormienti: alla scadenza del contratto le difficoltà per titolari e beneficiari si moltiplicano. Sulle polizze assicurative in Italia, come sottolinea anche Altroconsumo, si rilevano pesanti disagi nel momento in cui una polizza scade o si verifica un evento che comporta la cessazione del contratto assicurativo. Nell'eventualità di scadenza o cessazione, nonostante non sia chiaro né specificato nella polizza stessa, il titolare o gli eredi hanno un tempo massimo di due anni per poter richiedere le somme dovute.

Quando questo non accade, le norme in vigore prevedono che i capitali di queste polizze non riscosse si trasformino in "dormienti", vadano cioè a confluire presso un apposito Fondo istituito presso il Ministero dell'Economia.
In merito, Altroconsumo sottolinea come la soluzione al problema sia stata eliminata dalla nuova Legge finanziaria, e si focalizza, di conseguenza, su una possibile soluzione tramite in approvazione del DDL Sviluppo, la cui conversione in Legge è attesa per il prossimo mese di marzo. In campo di polizze assicurative dormienti, per accelerare le pratiche risolutive, l'Associazione ha inoltre proposto un emendamento che permetta di "risvegliare" la polizza con modalità similari all'eventualità già regolamentata dei conti dormienti.

La procedura risolutiva è necessaria, molti titolari ed eredi di polizze, infatti, sono in possesso di contratti mendaci con indicazioni precise su termini di prescrizione pari non a due, ma a dieci anni. Compito e dovere, di conseguenza, delle compagnie di assicurazione, una volta definita la questione, l'inviare ai titolari delle polizze o agli eredi una apposita comunicazione scritta che chiarisca la procedura in materia di prescrizione e l'iter da seguire in eventualità di scadenza o cessazione, polizze dormienti comprese.